L’INDAGINE

La notte del  21 marzo 2015, alla presenza delle guide, si è svolta l’indagine paranormale alla Rocca di Soncino.

Partecipano all’indagine: William Facchinetti Kerdudo, Eva Rebecchi e Carlo Bernacchi del gruppo Legends Investigations, Alessandro Appiani e Paolo Panni del gruppo Emilia Misteriosa.

Sono stati esplorati i seguenti ambienti: sotterranei, cucina e camera da letto.

Nel corso dell’indagine è stata sperimentata una seduta di metavisione (tecnica di transcomunicazione strumentale video, tramite la quale, mediante un apparecchio televisivo scollegato da antenna, è possibile ricevere volti e altre immagini). La tecnica non ha, per il momento, alcuna spiegazione scientifica, ma in fase di studio abbiamo voluto provare se qualche volto attinente ad eventuali personaggi legati alla Rocca sarebbe apparso…

Una sola immagine degna di nota, anche se molto trasparente, è emersa dall’indagine…

Durante una sessione di EVP presso la stanza dove la leggenda narra che esista un folletto dispettoso, alla richiesta di provocare un suono, abbiamo udito un chiaro rumore provenire dall’interno della stanza stessa…

Non sono state registrate variazioni evidenti dei campi elettromagnetici, né della temperatura. Nelle foto, nei video e nelle registrazioni non sono emersi dati rilevanti ai fini dell’indagine.

SONCINO E LE SUE LEGGENDE

Nella Pianura Padana, al centro della Lombardia, al confine tra le province di Cremona, Brescia e Bergamo, si trova il paese di Soncino….

Celti, romani, tedeschi e spagnoli passarono da questo misterioso paese, un tempo emergente dal lago Gerundo.

Ed è proprio da questo lago che nasce la prima storia che voglio narrarvi: quella del drago Taranto, un enorme essere mostruoso a sei zampe, che la leggenda vuole si sia formato dalle spoglie del crudele Ezzelino da Romano, il “figlio del diavolo”, che trovò la morte proprio nella cittadina di Soncino nell’anno 1259.

Il drago Taranto deve il proprio nome al suo movimento, che ricordava quello di una tarantola; si nutriva di vegetali, di pesci e di… esseri umani e divenne ben presto l’incubo dei cittadini soncinesi, ai quali non restavano che le preghiere per scongiurare il terribile pericolo, viste le numerose e inspiegabili sparizioni di uomini, donne e bambini avvenute dopo il suo avvistamento.

Finalmente, il 1° gennaio 1300, l’intercessione di San Cristoforo liberò i soncinesi dalla presenza del terribile drago.

A seguito della morte del drago Taranto, il lago Gerundo si prosciugava, mentre nello stesso tempo un’infezione provocava la morte di uomini e animali. Pare che solo una donna riuscisse a salvarsi dall’epidemia, una donna che si chiamava Soresina e dalla quale ebbe origine la cittadina omonima.

Nel castello di Soncino pare aggirarsi lo spettro del terribile Ezzelino da Romano, ma in realtà, se di uno spettro si tratta, è difficile che sia quello di questo personaggio, in quanto vide la morte nell’anno 1259 e l’inizio dei lavori di costruzione dell’attuale castello risale al XV secolo.

Si sa per certo che “il figlio del diavolo” (così veniva chiamato Ezzelino da Romano, a causa della sua ferocia) visse proprio a Soncino gli ultimi giorni della propria vita.

Morì probabilmente di setticemia, a causa di una ferita riportata alla caviglia nella sua ultima battaglia, a Cassano D’Adda e venne sepolto proprio a Soncino, dove fu ospitato e curato.

Le sue spoglie furono omaggiate da personaggi influenti, tra i quali  Enrico VII nel 1311 e nel 1318 Cangrande della Scala e Matteo Visconti. In quell’occasione il corpo di Ezzelino fu trovato quasi integro, tanto che il Visconti volle addirittura canonizzarlo.

Questa fu l’ultima volta che si parlò delle spoglie di Ezzelino e, ancora ai giorni nostri,  le stesse e l’ipotetico tesoro con lui sepolto, non sono mai state ritrovate.

Solo il rintocco della Torre Civica di Soncino, ogni mercoledì alle ore 9,15, ricorda la morte del figlio del diavolo, quasi a scongiurare lo scampato pericolo.

Quella di Ezzelino da Romano non è l’unica presenza nel castello, in quanto, in quella che fu una camera posta presso la torre denominata “Torre del Capitano” pare dimorare un folletto dispettoso che tira le coperte agli occupanti della stanza.

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Ma il particolare più singolare di questo paese, che riserva sorprese ad ogni angolo, si trova proprio nel suo castello, in una torre dello stesso.

In una nicchia posta nella torre, a protezione della popolazione, si erge la statua di una Madonna con bambino.

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Nel corso della ristrutturazione della rocca, nell’anno 1999, è stato notato un simbolo sul dorso delle mani della Madonna… pare sia un simbolo Egizio, l’ankh, che simboleggia la vita e si ritrova spesso nelle rappresentazioni delle divinità dell’antico Egitto. 

Quindi non potrebbe questa statua rappresentare Iside con il figlio Horus?

Un simbolo egizio ritorna anche nell’antico stemma di Soncino, il falco, animale sacro soprattutto a Horus, figlio di Iside.

Soncino e il suo castello riservano mille e più sorprese, mille e più leggende, tenute vive dai suoi abitanti, che fanno rivivere la storia con i loro appassionati racconti, fino a creare quell’atmosfera suggestiva che nonostante i secoli passati si continua a vivere in questo meraviglioso paese.

(notizie tratte da Associazione Castrum Soncini)