LEGGENDE E MISTERI DEL POLESINE


Nel nostro tour del mistero, questa villa rinascimentale è stata la prima che ci ha regalato la sua maestosa bellezza. Costruita intorno all’anno 1580, presenta due facciate: una cinquecentesca a nord ed una settecentesca a sud ed è circondata da un immenso parco ricco di sculture spesso inquietanti.

La leggenda di questo luogo narra di una contessa veneziana della famiglia Nani che, dopo essere stata abbandonata dal compagno, si ammalò di tristezza. Il fratello della “Contessa triste” (così soprannominata), preoccupato per la sua vita, le consigliò di trasferirsi a Villa Nani, in compagnia della sua fedele dama spagnola.

Forse il cambiamento d’aria avrebbe giovato alla Contessa.

Tanto tempo passò, prima che la contessa riacquistasse la serenità perduta, ma quando questo accadde, forse per recuperare il tempo perduto, la villa fu teatro di feste e libagioni.

In paese si diceva che la dama di compagnia  della contessa fosse una “strìa” (una strega) e un giorno qualcuno vide le due donne dirigersi verso la bottega di un fabbro  e le udì ordinare dei rasoi.

Da quel momento i giovani presenti alle feste cominciarono a scomparire misteriosamente e qualcuno ipotizzò che le due donne, forse per vendetta nei confronti degli uomini, facessero cadere i malcapitati in un pozzo, dove erano stati incastrati dei rasoi e che i resti degli stessi scomparissero in seguito nel vicino Canal Bianco.

Le feste ebbero termine quando le due donne, misteriosamente, scomparvero e qualcuno ipotizzò che un invitato, più scaltro degli altri, riservò loro la medesima sorte che gli sarebbe toccata.

Da allora, si narra che il fantasma della Contessa Triste si aggiri tra le stanze della Villa, forse alla ricerca di qualche altro giovane da ‘tagliuzzare’ per placare la sua sete di vendetta.

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PISSATOLA – la casa di Mariele

Passando per i campi che costeggiano il Canale Malopera e il Gorgo che prende lo stesso nome, isolata e fatiscente, è possibile vedere la Villa di Mariele, così chiamata per la delicata leggenda che è legata a questo luogo.

Mariele era una ninfa dei boschi, bella come solo una ninfa può essere.

Dalla madre, Mariele imparò a riconoscere le erbe e a propiziare i riti in onore dell’universo, finché in paese circolò la voce che la madre di Mariele era una strega. Per questo motivo i genitori di Mariele furono uccisi dagli abitanti del paese e la piccola Mariele scampò a quell’orrore solo perché riuscì a nascondersi.

Nonostante la sua tenera età, la piccola Mariele, appena decenne, riuscì a dare degna sepoltura ai genitori, riservando loro un posto ombroso ai piedi degli alberi che avevano tanto amato.

Questa fanciulla, timida e schiva, amava la natura e celebrava i suoi riti in onore della Madre Terra, offrendo ciò che il luogo aveva di più caro: l’acqua. Viveva solitaria in questa casa finché, come nelle più belle fiabe, vide arrivare un giovane a cavallo. Di nome Matteo, con l’animo poetico dell’artista, il giovane era alla ricerca di un luogo da dipingere e lo trovò proprio nella solitaria casa immersa nel bosco.

Tanta era la curiosità di Mariele nata nei confronti del pittore, da farle abbandonare ogni timore pur di conoscerlo. Non trascorse molto tempo prima che tra i due sbocciasse l’amore, di quelli che durano tutta la vita. Purtroppo Matteo fu chiamato alle armi e partì alla volta della Crimea, dove rimase ucciso.

Nel frattempo, Mariele, ignara di tutto, attendeva il ritorno del suo amato, anche se in cuor suo sentiva che non l’avrebbe più rivisto. Fu solo grazie ad un messaggero che apprese ciò che il suo animo le diceva da tempo: Matteo era stato avvolto da altre braccia, quelle fredde della morte.

Mariele fece un ultimo rito, in un giorno di temporale. Seduta sulla sponda del corso d’acqua, compagno dei suoi inni alla vita, chiese un ultimo favore a Madre Natura. Un fulmine si commosse a tanto dolore ed accarezzò la dolce Mariele, facendola scomparire proprio in quell’acqua che tanto aveva amato.

Da allora, nel mese di maggio di ogni anno, i due giovani si incontrano ancora nella casa che li aveva visti uniti, e pare che se ci si avvicini in punta di piedi, si possano vedere questi ragazzi rivivere un dolcissimo sogno che nemmeno la morte ha potuto interrompere.

La Villa di Mariele, costruita nel XIX secolo, a seguito di diversi passaggi di proprietà, fu acquistata dai coniugi Monesi, tutt’ora viventi, che nel 1959 la restaurarono mantenendo viva la leggenda. Il colonnato azzurro, il caminetto ed un pavimento alquanto strano quanto romantico che raffigura degli alberi. Tutto questo per riprendere, all’interno dell’abitazione, il cielo e la foresta che la circondano e per rivivere, forse, una bellissima storia d’amore.

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SARIANO – Il Gorgo della sposa

Il Gorgo della Sposa, segnalato in un atto di concessione del 1269, deve il suo nome ad una leggenda Questa triste e romantica leggenda nasce moltissimi anni fa quando, come spesso accadeva in quell’epoca, una bella e giovane donna di questa zona fu promessa sposa ad un ricco nobile che, ahimé, la ragazza non amava, in quanto il suo cuore palpitava per un ragazzo di umili e povere origini.

La ragazza preferì le gelide acque del gorgo ad una vita agiata ma senza amore e annegò nel Gorgo.

Da allora pare che, nelle notti senza luna, passando vicino al Gorgo, si odano dei flebili lamenti, quasi a ricordare la sofferenza della giovane promessa sposa.

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di Eva Rebecchi

foto di Eva Rebecchi e William Facchinetti Kerdudo

Luogo: Canda (Ro) – Pissatola di Canda (Ro) – Sariano di Trecenta (Ro)

Regione: Veneto